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    March 11

    Discussione su un'emozione inattesa.....

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    Citazione

    un'emozione inattesa.....
    è da un bel pò di tempo che nn curo questo mio space...xiodo ad alto potenziale esplosivo!
    V'è mai capitato di.....trovarvi in un posto e d'un tratto rivivere in versione scanzonata la favola della Formichina e della Cicala????: ....Chiedo scusa alla favola antica, se non mi piace l’avara formica. Io sto dalla parte della cicala Che il più bel canto non vende, ............          R E G A L A A A !!!!!!!:-)
     
     
     

    un'emozione inattesa.....

    è da un bel pò di tempo che nn curo questo mio space...xiodo ad alto potenziale esplosivo!
    V'è mai capitato di.....trovarvi in un posto e d'un tratto rivivere in versione scanzonata la favola della Formichina e della Cicala????: ....Chiedo scusa alla favola antica, se non mi piace l’avara formica. Io sto dalla parte della cicala Che il più bel canto non vende, ............          R E G A L A A A !!!!!!!:-)
     
     
     
    October 11

    Potter....ancora Potter

    Ciao a tutti, oggi sul mio space ho voluto presentarvi un mio "nipotino" si chiama Potter ha solo tre mesi è nato ad Aprilia ....io sono la madrina...è ne sono super entusiasta...il padrino, nonchè ideatore o meglio...criticoi pensatore libero mezzo ispiratore del suo nome è Artu...e i genitori sono due nostri amichetti: Gabry e Lucetto!
    baci baciii:-)
    bau bau bau:-)
     
     
    Mbèlke gg fa l'ho rivisto..era nella sua casetta con Mamma Gabry e Papocchio Lucio a fargli le coccole...io da zia imbranata e fuori d testa mica l'ho riconosciuto subito!!!Il suo padrino Artu, invece....è stato come SIEWMPRe iper attento e l'ha identificato immediatamente....a mio favore la metamorfosi di Potter...guardate le foto...son passati solo 4 mesi dal battesimo:-)
    baciiiii
     
    Buabaubauissimiiiii:-)
    October 04

    mi son incuriosita...

    ...ma vi capita di soffrire da alienazione da traffico!!??? a me si...e spesso:-)soprattutto quando son colpita da genialata allo stato puro e scelgo la rotta della LITTLE APPLE x andare a casa di mia mama....mbè...ero in car e facevo zapping senza nemmeno sentire ciò che passavano....a un certo punto sono incuriosita xkè s parla di uno studio...e si...in pratica lo studio è pubblicato sul sito http://www:thepeeq.com 
     
    è una sexy community...mbè mi son fatta un sacco di risate a vedere che ci sono persone che analizzano e "incastrano" in maniera IDEALE dei momenti che sono del tutto spontanei...in questo studio hanno selezionato una playling di 30 mp3 che possono accelerare e indurre una coppia a risvegliare o ad amplificare il proprio desiderio e la propria passione anche violenta di coppia......devo dirvi, però, che non ci voleva uno studio per scoprire che molti dei titoli delle canzoni li abbiamo ascoltati un pò tutti...no?!?!:_)
     
    Che ve ne pare!???
     
    ...l'articolo inizia così:
     
    << Life’s not over once you hit the big 3-0, it’s just beginning. Settled in a career, comfortable in your own skin and, if you’re a woman, celebrating your sexual peak (or celebrating your woman’s sexual peak), you don’t need to pound shots with your buddies until 3 a.m. to prove that you’ve got “it” anymore. Whether your partner is your, gulp, spouse, or someone you just started dating, here’s what we spin when we trade that beer bong for a night in........>>
     
    Besos..ops...è tardissimo....
    m
    August 31

    Santiago...un Cammino d'emozioni che rigenera la vita!

    ....ciao a tutti!son rientrata da poche ore dalle mie vacanze e ho ancora un orario biologico non in linea con la vita d'ufficio...ho fatto giusto un salto x vedere e rispondere a chi di voi mi ha scritto durante queste ultime 3 settimane in cui son stata in vacanza...anzi...in Cammino!!!...Santiago...punto d'arrivo se vista come meta...punto di partenza se vista come un'altra avventura per guardare il mondo con occhi globali:-)stupendo!i piedi...kilometri e kilometri ogni gg x raggiungere la cattedrale...per guardare col naso puntato allinsù il botafumero..poi la voglia d continuare e arrivare a Finisterre....l'oceano:-)l'immenso avanti da scoprire e da costruire con la gioia nel cuore e il sorriso in bocca...sempre!!!!!!!!a presto...
    m 
    August 01

    finalmente un racconto di CUBA nel CUORE!

    Nel cuore di Cuba con Cuba nel cuore.

     

    Alla scoperta di Cuba abbiamo trovato anche noi stesse.

    Il viaggio a Cuba di Giuliana, Maria e Valeria 07-16 marzo 2007

     

    L’idea di andare a Cuba la avevamo in mente da tempo, ognuna per sé. Non immaginavamo certo che ci saremmo andate insieme.

    Tralascio le vicissitudini accadute prima della partenza, ma sono tali che ho pensato di regalare alle mie compay di viaggio un corno simile a quello che indosso io per proteggerci da occhi maligni!...(sono io che scrivo):sul treno ho conosciuto Vale..io in realtà mi sono unita a Giuly e Vale a 24 ore dalla partenza..il tempo d svuotare la valigia cn vestiti e documenti in rientro dall'Albania e fuggire all'altro capo del MUNDO!!!!!!Simpatia a prima vista e il trittico (comò e due comodini) è fatto...con ruolo fondamentale dell'amuleto di GiulyGiulY! 

    Aereo Blu Panorama da Roma, partenza prevista per le 14.30. Arrivate al check in ci informano che ci sarà un ritardo di 5 ore a causa di un guasto tecnico, ma ci mettono a disposizione una stanza di albergo e il pranzo e poi anche la cena. Il servizio di assistenza a terra è stato eccellente. Verso le 20.00 ci informano che il nostro aereo non verrà riparato ma aspettiamo che arrivi un altro vettore. Ci riportano in aeroporto a mezzanotte e ci fanno imbarcare alle 2.00 (con già quasi 12 ore di ritardo). Alla vista dell’aereo (abbastanza fatiscente) 5 passeggeri chiedono di scendere. Mentre Giuly e Vale si rilax un pò in Htl a Fiumicino io decido d andar a comprare abbronzanti e le WOZ, ovviamente fuxia.....le Woz son meravigliosamente state usate x l'intero viaggio...mentre l'abbronzante (alle 2 di notte) all'imbarco viene sequestrato dalla str...di poliziotta al varco:-(....Altre tre ore per espletare la procedura di sbarco, di riconoscimento bagagli e poi di rifornimento carburante (con noi a bordo). Insomma, dopo 15 ore di ritardo e altre 12 di volo (con scalo a Santiago) atterriamo finalmente all’Havana l’8 marzo alle ore 12.00 locali.

    All’aeroporto ci aspetta Rodny (amico di un amico di Valeria) che ci accompagna (con la nostra macchina a noleggio) alla casa particular (di un’amica del solito amico di Vale).

    Tralasciamo commenti sullo stato di pulizia della nostra Yaris da 110.000 km. Dopo aver fatto i controlli di rito alla ruota di scorta e al livello carburante, partiamo in direzione Havana.

    La casa è in zona Miramar, un quartiere residenziale sul mare, alla fine del Malecon. La casa è grande, e la proprietaria insiste nel darci due stanze da letto al prezzo di 30$ a stanza. Poi impareremo che si può spendere molto meno.

    Rapida doccia e subito si va a vedere l’Havana vieja. Parcheggiamo la macchina sotto la fortaleza e subito ci imbattiamo nel mercatino tipico. Oggetti di artigianato locale: gioielli fatti con i semi, con il corallo nero o con le posate d’argento; borse  cappellini con l’immagine del Che; quadri bellissimi e colorati. Ovviamente veniamo subito rapite dall’atmosfera, dai colori e dai profumi e ci dedichiamo immediatamente allo shopping selvaggio! Mentre camminiamo per il mercato un vecchio pittore ferma Maria (il nome del vecchio pittore, che tutti lì chiamano MAESTRO e che pregano affinchè assurga a VITA migliore...x far salire le quotazioni dei suoi quadri, dice che s è innamorato de mi:-)e io di lui...è dolcissimo.....va bè....carino il mio amigo DIONISIO)e le fa un ritratto a penna. Ci invita a visitare la sua galleria, dove compreremo due quadri.

    Ci addentriamo poi nel cuore dell’Havana Vieja e dopo aver attraversato un dedalo di vicoli percorriamo quello dove si trova la Bodeguita del Medio, che poi si apre nella piazza della Cattedrale! L’atmosfera alla bodeguita è esattamente come ce la si immagina: complessino che suona una Rumba scatenata e noi ovviamente ci facciamo prendere subito dal ritmo. Il locale è piccolo e le pareti sono ricoperte delle firme e frasi di tutti i viaggiatori, a cominciare ovviamente da Ernest Hamingway. Il nostro primo Mojito però lo beviamo al baretto in piazza Catedral, dove un altro complesso suona salsa a tutto spiano. Veniamo avvicinate da un vecchietto che vende qualcosa contenuto in dei conetti di carta. Non resistiamo alla tentazione e lo assaggiamo subito. Si tratta di Chicharritas de codito, praticamente tipo mais soffiato. Buonissimi!

    Verso le 20.00 ci raggiunge Rodny e si va a cena in un locale molto grande (e un po’ troppo global) nella Plaza Vieja. Piazza spettacolare chiusa tra palazzi con porticati, tenuta benissimo. E’ l’8 marzo, festa della donna e per festeggiarla promuovono una bevanda speciale…praticamente un miscuglio di birra e limone servita in un bicchiere con il sale sul bordo…veramente orrenda….ma io e Maria la beviamo tutta!Condivido il posto un pò sul global e, x dirla col termine che c ha accompagnate, "APPIZZUTATO"....xò ho un bel ricordo delle pareti coloratissime d murales e della distilleria e spillatoria (?) della birra prodota da loro....carinoooo

    Andiamo a letto sfinite con l’idea di svegliarci presto per andare sulla spiaggia di Playa de l’Este per godere del sole migliore.

     

    9 marzo 2007

    Sarà il fuso,ma io stamatt ho aperto gli oki già verso le 5.30..xcui alle 6 son vestita e mi giro tutto il quartiere a piedi x capire che c'è in giro...qui a Cuba la vita inizia mai prima delle 10...x gli uffici mai prima delle 8.30...x il casino verso ora di pranzo fino a notte fonda......mi perdo tra i colori intensi di un cielo di nuvole dell'oceano e di persone che davvero si inventano i mezzi per riuscire a fare qualcosa...e ppoi l'impatto con tantissimi palazzi enormi totalm vuoti, malmessi abbandonati, residenze di pubbliuche amministrazioni prima dell'ìembargo o sede di hotel lussuosi americani.....torno a casa verso le 8...e trovo le ragazze già quasi pronte x uscire.....

    Sveglia alle 7.30 per accorgerci che dobbiamo accantonare l’idea del mare per stamattina, perché c’è una fitta coltre di nubi. Ci lanciamo così all’esplorazione della città. Stamattina sul Malecon c’è una luce particolare e percorriamo in macchina tutti gli ampi viali che ci conducono alla piazza del Capitolio, veramente maestoso e imponente. Seguiamo le indicazioni per Plaza de la Revolucion, e quando ci arriviamo l’impatto è veramente forte. L’obelisco al centro è altissimo e dà veramente l’idea del vuoto! Foto di rito sotto il palazzo del Governo con l’effige del Che e ripartiamo di nuovo in direzione centro. Ci fermiamo prima ad un mercatino della frutta, dove si vendono prodotti in pesos cubani. Parcheggiamo la macchina esattamente davanti al Capitolio, dove ci viene subito incontro il parcheggiatore (ufficiale) di turno.

    Facciamo una bellissima passeggiata lungo le strade dell’Havana, tra colori, suoni e sapori…con una unica ossessione: procurarci un adattatore per la corrente per poter attaccare il Phon e ricaricare la videocamera. I cellulari tanto li teniamo sempre spenti, con quel che costa: 2.50€ se rispondi e 6.00€ se chiami. Riusciremo a comprarla in un negozio di elettronica dopo molteplici tentativi falliti.

    Camminando ci imbattiamo nella casa del Ron & tabacco, dove ci fanno degustare vari tipi di Rum…alle 11.00 del mattino! Decidiamo che alla fine il migliore resta l’Havana Club e con nostra sorpresa scopriamo che il costo di una bottiglia in questo posto fighetto è esattamente lo stesso dello spaccio all’interno del mercatino…del resto siamo in regime comunista, non c’è concorrenza!

    Finalmente verso le 12.00 esce un bellissimo sole, così decidiamo di andare in spiaggia (a goderci il sole migliore;-). Prima di metterci in macchina ci ricordiamo che abbiamo fame, in effetti non abbiamo nemmeno fatto colazione. Facciamo così l’incontro con un posto che ci resterà nel cuore tutta la vacanza: all’angolo di una strada, un uomo nerboruto vende del meraviglioso pollo fritto con contorno di pomodoro e patate, per 1.50$. Il tutto da mangiare rigorosamente in piedi e con le mani (in realtà le posate te le danno, ma le nostre mani erano più pulite) e qui scatta il commento di Maria: però, costa poco prendersi un’epatite a Cuba!

    Imbocchiamo la via Blanca in direzione Playa del Este. Bellissima spiaggia bianca di corallo e vegetazione di palme. Sulla spiaggia praticamente solo noi. Il tempo è ancora incerto e tira un vento pazzesco. E Valeria continua a ripetere: ma chi l’ha detto che a Cuba non c’è vento?

    Mentre siamo concentrate a goderci il sole veniamo avvicinate da un vigilante che ci suggerisce di tenere sempre d’occhio le nostre borse…ma chi dovrebbe rubarle? Non c’è nessuno!

    Passata mezz’ora invece si materializza un nutrito gruppo di ragazzi che subito ci fanno le solite domande di rito. Sono carini e simpatici. E’ la squadra di baseball del Ciego de Avila, che stasera gioca all’Havana contro i padroni di casa dell’Industrial. Veniamo così a sapere che a Cuba il baseball è lo sport nazionale e che uno dei ragazzi gioca addirittura in nazionale.

    Dopo un po’ di chiacchiere si fa ora di andare. Stasera abbiamo il matrimonio di Michele!

    Michele è un italiano che abbiamo conosciuto in coda al check in a Roma e dopo 15 ore di attesa e 12 ore di volo siamo praticamente diventate le sue sorelle. Per cui ci ha invitato al suo matrimonio con una ragazza cubana, che si fa stasera in un locale in zona Miramar.

    Il ritorno verso casa è stato arduo. Abbiamo inconsapevolmente lasciato la via Blanca e ci siamo trovate a girare nei più malfamati sobborghi dell’Havana. A Cuba è estenuante chiedere spiegazioni. Sono tutti estremamente precisi nel darle e ti indicano esattamente tutto il percorso per raggiungere la tua meta, con tutte le svolte che devi prendere. E una cosa fantastica che abbiamo scoperto alla fine è che indipendentemente se ti stanno dicendo di girare a destra o a sinistra, con la mano fanno sempre il gesto di svolta a destra….per cui ti confondono ancora di più.

    Dopo una rapidissima doccia, e un acconciatura basic (ci vuole molta pazienza ad asciugare i capelli con un phon italiano usando corrente a 110v) verso le 19.00 siamo pronte per uscire. Chiediamo alla nostra padrona di casa di indicarci sulla cartina il luogo dove è il locale dove si svolge il matrimonio. Cerca di spiegarcelo, ma sostiene che bisogna attraversare un bosco e che può essere pericoloso per noi. Così il vicino di casa, un signore sui 60anni si offre di accompagnarci fino a lì. Ci dice che da quando la moglie lo ha lasciato sta sempre chiuso in casa e quindi è contento di accompagnarci e tornarsene indietro a piedi. Arrivati al locale però viene invitato a restare anche lui. Ci appongono un braccialetto (modello villaggio turistico) per accedere al free bar e ci danno dei pass per il buffet…evidentemente a Cuba è prassi imbucarsi ai matrimoni!

    Il buffet consiste in un piatto di carne arrostita con contorno di riso e fagioli. Mentre la bellissima torta a tre piani ci spiegano che non si mangia la sera stessa ma si porta a casa dei parenti stretti per mangiarla nei giorni successivi.

    Ci immedesimiamo subito nello spirito cubano, complice un cubalibre dopo l’altro. Tutti i parenti acquisiti di Michele ci stanno intorno e si dimostrano dei perfetti insegnanti di balli latino americani. Per due ore è un turbinio di Salsa, rumba e il Reggaeton che diventerà la colonna sonora della nostra vacanza….”Si me parte la tuva en dos”

    Alle 22.30 magicamente finisce tutto e tutti vanno via. Dopo aver rinunciato a vari inviti di andare a vedere le stelle sul Malecon…svegliamo il nostro vicino che si era appisolato su un tavolo…il bar è stato troppo free per lui! Infatti, dopo due curve mi chiede di fermare la macchina perché si sente male. Fa giusto in tempo a scendere…. abbiamo steso un cubano!

    Dopo la sosta tecnica ci rimettiamo tutti in macchina. Io avevo proposto di lasciargli fare 4 passi a piedi che gli avrebbero fatto pure bene, ma le mie compagne di avventura hanno sposato la causa da crocerossine! Sistemato il vecchio a casa, usciamo di nuovo, come meta stavolta lo stadio Latino America dove si disputa la partita di baseball. Speriamo di riuscire a beccare i nostri amici all’uscita. Lo stadio è praticamente nella parte opposta della città e in una zona semideserta dove è veramente impossibile chiedere informazioni. Arriviamo che la partita è già finita e i giocatori sono già andati via. Ci dicono che il Ciego de Avila ha perso. Pazienza! Decidiamo così che non abbiamo ballato abbastanza e ci dirigiamo verso la Casa della Musica. Ci dicono però che è ancora presto e che la situazione si scalda verso mezzanotte. Noi siamo abbastanza cotte così cerchiamo un bar per un caffè. Ci imbattiamo nel salon Fausto, bar di III categoria frequentato solo da cubani in zona Capitolio. Pessimo caffè ma barista simpatica e clienti variegati. Ci dicono di altri posti dove andare a ballare, frequentati solo da cubani e non da turisti. Ovviamente questo è il genere che piace a noi. Valeria riesce a procurarsi un peso cubano per telefonare agli amici giocatori, che ci raggiungono dopo un ora. Andiamo tutti al Cabaret Nacional, un posto discutibile ma con buona musica. Reggaeton a tutto spiano. Io resto ipnotizzata dal movimento di bacino delle donne cubane. Verso le 3.00 salutiamo i ragazzi e torniamo a casa. Qui troviamo ad aspettarci Marco, il guardiano della casa. Dapprima ci sembra un po’ strano, ma poi capiremo che in ogni casa particolar dove andremo c’è un guardiano personale della macchina e della stanza.

    Mentre ci stiamo preparando per la notte, un topolino inizia a correre tra le nostre stanze. E’ piccolino, ma farà ugualmente una brutta fine sotto la scopa di Marco, al grido di Lo Coquì!

     

    10 marzo 2007

    Oggi iniziamo il nostro viaggio nell’isola. Prima sosta programmata: Varadero. Solo perché vogliamo renderci conto con i nostri occhi se è vero quello che dicono tutti, cubani e italiani, che è la spiaggia più bella dell’isola. Lungo la strada costiera nella regione di Matanzas si costeggiano pozzi di petrolio e raffinerie di canna da zucchero. Ci fermiamo a circa 30 km dall’Havana a fare colazione in un baretto (mannaggia che non mi ricordo il nome) dove beviamo la più buona piña colada della mia vita! Fatta con latte di cocco fresco, ananas, una spolverata di cannella e ottimo rum (si lo so che sono le 11.00 di mattina!!!).

    Varadero è la Viareggio di Cuba… strade squadrate e pulite, negozietti, villette, pedalò a 4 ruote e alberghi….centinaia di alberghi enormi…o come li chiama Vale: villaggi di concentramento!

    Al centro della penisola la spiaggia è effettivamente bella, bianca e larga e il mare è di un turchese surreale. Troviamo un angolo da cui si riesce perfino ad escludere dalla vista tutti i casermoni di cemento armato e a goderci un po’ di sole. Vento permettendo!

    Il bar sulla spiaggia è gestito da Franco, un cubano molto simpatico e innamorato dell’Italia. Ci prepara una meravigliosa insalata di frutta, riso bianco e cocco fresco. Al termine del pasto frugale Vale e Maria scoprono la meraviglia del Jelado Nacional, un gelato denso e compatto, saporitissimo che esiste solo nei gusti vaniglia, cioccolato e fragola.

    Alle 17.00 decidiamo che Varadero ci ha avute già abbastanza e ci mettiamo in marcia alla volta di Santa Clara. Decidiamo (incaute) di percorrere una strada interna anziché l’autostrada. Così in quattro ore e 413 km di strada buia, stretta e dissestata, attraversando Cardenas, Coliseo, Jovellanos, Perico, Colon, Manaca ecc. Evitando di sterminare famiglie di ciclisti senza fari e pedoni di ritorno dalle campagne, giungiamo finalmente a Santa Clara. A “sentimento” entriamo nel centro storico della cittadina del Che, e subito veniamo fermate dalla polizia per un controllo documenti. Tutto a posto, ci indicano pure un Hostal dove passare la notte. Siamo a casa di Orlando, simpaticissimo dueño che ci sistema in tre in una stanza con un terrazzino stupendo dove ci serve una ricca cena a base di gamberi e riso. Dopo cena siamo distrutte. Ci addormentiamo sul letto vestite guardando alla tv uno special musicale “Musica dal mondo” dove per l’Italia tre sfigate, spacciandosi per italiane cantavano una canzone chiamata Tre Serelle! A Cuba esistono 3 canali tv che trasmettono solo nelle fasce orarie di punta, e ovviamente solo quello che lo Stato vuole si trasmetta.

     

    11 marzo 2007

    Dopo una colazione a base di succo di Guayaba (sublime) ananas, pane e miele si parte per andare a rendere omaggio al Che al suo mausoleo. Una piazza sconfinata con una statua gigantesca e le tombe del Che e dei rivoluzionari. Oltre a un interessante museo sulla storia della rivoluzione e sulla vita del Che.

    Partiamo alla volta di Remedios, deliziosa cittadina coloniale con una piazza con cattedrale tutta tinteggiata in toni pastello. Lasciamo i bagagli nella casa particolar dove passeremo la notte e andiamo in direzione Cajo Santa Maria. La strada che collega i Cajos è una lingua di terra lunga 54 km, costruita su cumuli di sabbia all’interno della laguna. All’inizio della strada c’è un posto di blocco dove si pagano 2€ a persona e l’ingresso è vietato ai cubani.

    E’ già l’una e la fame si fa sentire. Ci hanno detto che a Cajo Santa Maria non c’è possibilità di rifocillarci, così ci fermiamo a metà strada, a Cajo la Bruca, dove c’è un villaggio molto carino e di impatto lieve. Al ristorante veniamo subito accerchiate da un gruppone di italiani prigionieri del “villaggio di concentramento” e pranziamo insieme a un paio di loro. Anche oggi c’è un vento teso e sulla spiaggia fa abbastanza freddo, anche se il mare è di un colore turchese chiaro stupendo. Per riscaldarci, insieme ai ragazzi italiani ci facciamo tutti un giro di mojito…del resto sono già le 17.00! Al momento dei saluti i ragazzi ci chiedono “allora come rimaniamo?” e io: “buona vacanza!”. Fine delle trasmissioni!

    Torniamo a Remedios, a casa. Cena a base di fagioli neri e riso, pesce a la plancha  e zuppa mista con cumino (la mangiamo anche io e Vale che odiamo il cumino…ma a Cuba è tutto più buono).

    La figlia del padrone di casa è sposata con un dj e ci invita a una serata in una “discoteca” del paese.

    Ci fornisce anche i soldi per pagare l’ingresso… 1 peso cubano a testa…praticamente 0.03 centesimi… e la disco li vale tutti!!! Un tendone in mezzo alla campagna popolato da giovanissimi tamarri cubani. Resistiamo giusto il tempo di sentire la “nostra canzone” la Tuva, che ci spiegano essere una incitazione al sesso…ma non vogliono aggiungere altro. Rientriamo a casa percorrendo le strade buie della periferia del paese, senza che ci succeda niente. Roba che in Italia come minimo venivi scippata, derubata o violentata. Ma Cuba è così. Ti senti sempre sicura!

    Arrivate a casa troviamo davanti alla porta un signore di mezza età che ci dice essere il nostro “guardiano” e che passerà tutta la notte a guardare la nostra macchina e a vegliare sul nostro sonno…pazzesco! Valeria passa un paio d’ore con lui a discutere di storia cubana, polizia, regime e politica. Io e maria siamo crollate dal sonno.

     

    12 marzo 2007

    Ci svegliamo presto e scopriamo che ha piovuto. Dal nostro terrazzino si vede il mare, e la giornata non promette nulla di buono. Dopo la solita meravigliosa colazione a base di frutta e oggi anche di tortilla, si parte in direzione Trinidad. Decidiamo di fare oggi questo trasferimento sulla cosa sud, visto che il tempo non accenna a migliorare. Inutile dire che come intraprendiamo la strada interna per le campagne, con sconfinate piantagioni di banane, palme e canna da zucchero, spunta un meraviglioso e caldissimo sole! Attraversiamo una serie di paesini e entriamo nella regione di Santi Spiritus. All’ingresso della città ci fermiamo a chiedere indicazioni a una ragazza su come raggiungere Trinidad, e lei ci chiede se possiamo darle un passaggio fin lì. Si chiama Arlen e ci racconta che deve raggiungere la sua famiglia che vive lì. Ci stringiamo un po’ e proseguiamo il viaggio con lei. Lungo questo tratto, come in tutta Cuba, al ciglio della strada ci sono enormi cartelloni con frasi di propaganda pro revolucion o di incitamento al lavoro. Ne leggiamo qui una bella “Velocità senza limite solo nello sport”. Alle porte di Trinidad decidiamo di fare un tuffo al mare prima di entrare in città, così salutiamo Arlen e ci dirigiamo in spiaggia, direzione Curva di Alfredo. Una spiaggia da sogno, dove con 3 pesos ci danno una capanna di palme come ombrellone e ci noleggiano anche le maschere (per altri 3 pesos a testa). Situazione da sogno, se non fosse per la radio accesa del vicino, un greco, che però al mio sguardo fulminante (e a una frase irripetibile, in italiano) la spegne subito.

    In spiaggia abbiamo tutto quello che ci serve…perfino la doccia di acqua dolce, fatta da un tubo rotto della condotta che porta l’acqua ad un albergo lì vicino. Stupendo!

    Arriviamo a Trinidad verso le 17.00 e ci rendiamo conto subito che forse è un po’ tardi per trovare una casa particolar e chic come la vogliamo noi. Dopo aver ricevuto svariati rifiuti, capiamo che non è il caso di andare per il sottile e prendiamo una stanza in una casa nella zona “favelas” di Trinidad. Con tanto di cavallo legato davanti alla porta  e galline che scorrazzano libere in strada.

    Per integrarci all’ambiente, senza neanche cambiarci, andiamo a passeggio per le strade di questa bellissima cittadina coloniale, patrimonio dell’Unesco. Architettonicamente interessante, colorata, particolarissima, tutta pedonale. Però terribilmente triste. Qui abbiamo visto la Cuba descritta nelle guide e raccontata dagli italiani, fatta di accattonaggio, di miseria senza dignità. Di gente che vede nei turisti una fonte inesauribile di elemosina e che quindi qui e non altrove, chiede, implora, cerca di muovere a pietà.

    Decidiamo di passare qui solo una notte e non due come avevamo ipotizzato. La sera andiamo in una casa  a mangiare aragosta (qui te la propongono ad ogni angolo di strada). Ovviamente la casa è squallida e l’aragosta è congelata. Dopo cena fatichiamo un po’ per trovare la nostra casa (ovvio, non c’è più il cavallo legato fuori alla porta). Maria non si sente bene e resta a casa, mentre io e Vale andiamo a ballare alla Casa della musica. Qui conosciamo un cubano che vive a Roma e conquistiamo un grande bottino: la Tuva in mp3 da sentire sul mio telefonino! Ci spiega anche finalmente il significato esatto della canzone e della parola Tuva (praticamente caz..). Fuori dalla casa della musica c’è una piazza con una scalinata dove si sta tutti seduti a chiacchierare, bere e sentire musica. Incontriamo gli italiani conosciuti a Cajo la Bruca ieri, ancora alla ricerca di una macchina da noleggiare per cercare di sfuggire al tour organizzato.

     

    13 marzo 2007

    Ci svegliamo e dopo aver cambiato un po’ di soldi in banca lasciamo Trinidad per concederci una giornata di mare sulla Peninsula di Ancon. Scartata immediatamente l’ipotesi della gita sulla barriera corallina in battello con altre 50 persone, proviamo a noleggiare una barca tutta per noi. Ci dirigiamo allo Yacthing club dove però ci dicono che non hanno più barche disponibili. Veniamo invitate da un gruppo di panzoni nordici ad andare con loro, ma decliniamo l’invito. Andiamo così in un albergone lì vicino dove conosciamo Rolando, un baffone con un catamarano 4 posti che ci porta a patear sulla barriera. Meraviglioso! Circa un’ora di snorkeling tra coralli, pesci tropicali e conchiglie. Mentre sto nuotando un tipo mi chiede di seguirlo e mi porta a vedere uno spettacolo che non dimenticherò mai: una bellissima aragosta e una tridacna enorme!

    Ritorniamo a terra, salutiamo Rolando e cambiamo subito spiaggia. Questa dell’albergo non è proprio il nostro genere, con le canoe, gli ombrelloni e i turisti con i braccialetti di gomma al polso, come se fossero degli animali da macello con il contrassegno!

    Troviamo una spiaggia tranquilla un po’ più avanti, con un fantastico risto-bar il Caribe Grill, dove mangiamo un piatto di gamberi arrosto e riso. Per Maria e  Vale un immancabile Jelado e per me un Cuba Libre (si lo so, fa caldo e sono in spiaggia….ma è il più buono in assoluto!) per la verità il barista ci rimane un po’ male quando, dopo averne bevuto qualche sorso gli chiedo di allungarlo con altra coca cola, ma era davvero una bomba!

    Torniamo a Trinidad per recuperare i bagagli e dobbiamo decidere per dove proseguire. La scelta logica sarebbe tornare verso nord, in avvicinamento verso l’Havana facendo tappa a Cienfuegos. Inutile dire che invece decidiamo di andare ancora a sud, direzione Ciego de Avila, con la speranza di ritrovare Jordi, uno dei giocatori di baseball, particolarmente simpatico a Valeria. Neanche partiamo, che la polizia ci ferma. Sostengono che non mi sono fermata a uno stop. Ramanzina e controllo documenti e ci lasciano andare senza farci la multa…incredibile! La strada per CdA è lunga ed è già buio. Ci fermiamo in un bar a comprare l’acqua e a provare a richiamare Jordi. Ci rendiamo subito conto che forse non è stata una scelta felice: solo uomini ubriachi che guardano la partita. Subito ci chiedono se siamo italiane (ma che ce l’abbiamo scritto in faccia???) e dicono che le italiane sono mala chica. Non è la prima volta che ce lo dicono, ma che combineranno mai le nostre connazionali a Cuba? Riusciamo incolumi a lasciare il bar e a riprendere il nostro lungo cammino. Dopo circa due ore arriviamo a Ciego de Avila. La città veramente non è niente di che. Una città industriale e moderna con nessuna peculiarità. Chiedendo indicazioni a un tassista arriviamo nella nostra casa particolar, in un casermone di 15 piani nella piazza centrale del paese. Per fortuna siamo solo al 2° piano perché l’ascensore è terribilmente fatiscente ed ha un  “meccanismo umano” ed è a “chiamata vocale”. Nel senso che seduto nell’ascensore c’è un uomo che porta l’ascensore al piano quando lo chiami (a voce, nel vero senso della parola) e tiene schiacciato il pulsante del piano desiderato per tutto il tragitto!

    La casa è abitata da una coppia con bambina e possono darci una camera con un solo letto. Pazienza, ci arrangeremo! Finalmente Valeria riesce a parlare con Jordi, che le dice che hanno perso anche oggi per cui sono in punizione e non può uscire. Ci dice però che se andiamo subito al suo albergo possiamo salutarlo per qualche minuto. Ovviamente si esce di corsa da casa. Secondo giorno senza shampoo. Per contrastare l’effetto del sale spalmiamo olio a tutta forza sui capelli….

    Arriviamo all’Hotel Ciego de Avila, e Jordi ci viene incontro al bar. Qui io e Maria proviamo la nostra resistenza all’alcool. Al quarto Cuba libre (e al terzo bocadillo) decidiamo che può bastare!

    La nottata passata in tre nel letto matrimoniale con lenzuola simil cartone è stata decisamente indimenticabile! Specie per Valeria che ha dormito al centro con le braccia alzate tutta la notte!

     

    14 marzo 2007

    Dopo una nottata travagliata ci svegliamo e dobbiamo decidere sul da farsi. Siamo nella piazza centrale di Ciego de Avila. Troviamo un ufficio del turismo a cui chiediamo info su dove passare una giornata di mare, ma l’addetta non riesce a darci informazioni senza volerci vendere dei pacchetti all inclusive… Facciamo una colazione ristoratrice a base di bocadillo jamon y queso (esattamente come la cena). Sulla piazza io compro una meravigliosa borsa mare in foglie di palma intrecciate e Vale si aggiudica la moneta da tre pesos con la faccia del Che. Rapida consultazione della guida e decidiamo di puntare dritte a sud, evitando la zona dei Cayos al nord. Non è ben chiaro ma sulla guida parla di una marina a  Puerto Sol. Ci mettiamo in macchina e attraversiamo tutta la provincia di CdA fino al mare. Attraversiamo paesini ottocenteschi, dove gli aratri sono trainati da buoi e i contadini camminano a dorso di mulo. Arrivati nel posto indicato dalla guida ci rendiamo conto che non c’è spiaggia, ma solo un molo da dove probabilmente partono delle escursioni organizzate. Chiediamo informazioni su dove poter fare un bagno a un tipo di mezz’età, Marcelito che si offre di accompagnarci. Sale con noi in macchina e, dopo aver attraversato dei campi arriviamo ad una spiaggia di sabbia rossa che si affaccia su una laguna di acqua scura. Decisamente non invitante per un bagno! Qui ci rendiamo subito conto di aver disturbato una coppia che esce fuori dalle frasche. Sono però molto gentili e ci chiedono se veniamo dall’Argentina. Quando gli diciamo che siamo italiane lui si stupisce e dice che una volta ha conosciuto un francese…. Praticamente da quelle parti i turisti non li vedono mai.

    Un po’ sconsolate per il mancato bagno, ma felici di aver visto un posto così “vero” ritorniamo verso la città per prendere la strada che ci porterà verso Cienfuegos, circa 220km in direzione nord ovest.

    Dopo circa due ore di viaggio, prima di entrare in città facciamo una deviazione per fare un bagno. Leggiamo sulla Lonely che la spiaggia più bella è Rancho Luna, e allora andiamo! Praticamente la nostra litoranea Magazzeno negli anni ’70. Uno stabilimento squallido di cemento un po’ rotto dall’ultimo uragano, la spiaggia scura e il mare decisamente sporco. Unica nota positiva, si sta svolgendo un torneo di beach volley e i corpi degli atleti (maschi e femmine) ripagano abbondantemente la vista! Resistiamo giusto il tempo di un bagno veloce e scappiamo via. Nel parcheggio conosciamo tre ragazzi di Udine in vacanza da una settimana in questo posto! Ma come si fa? Hanno anche il coraggio di chiederci se esistono spiagge più belle di questa….gli rispondo che anche in Italia ce ne sono di molte più belle!

    Arrivate al centro di Cienfuegos ci imbattiamo nella gelateria Coppelia. Ne abbiamo letto tanto e vogliamo assaggiare questo mitico gelato. Vediamo che c’è tantissima gente in fila, ma non sembra che siano in coda per il gelato, quindi entriamo tranquille, prendiamo un tavolo e mangiamo un gelato fantastico (un po’ sciolto a dire il vero) cioccolato e cocco. All’uscita vediamo i tre di ragazzi di Udine che stanno facendo la fila. Gli chiediamo cosa aspettano, e ci dicono che sono in coda per entrare in gelateria….vabbè, oramai e fatta!

    Dopo aver girato un po’ troviamo posto in una casa particolar vicino al Malecon, gestita da Onorio e Myrta, una coppia sui 60 meravigliosa. Ottimi cuochi e grandi conversatori. Lui per cena ci prepara l’aragosta (per la verità un po’ troppo annegata nel burro) e lei per colazione oltre  a tutti i succhi di rito ci fa anche le pastel di guayaba, fazzoletti di pasta sfoglia con dentro la confettura di guayaba. Sublimi!

    Prima di cena andiamo a fare un giretto in parque Martì, la piazza centrale, anche perché Valeria deve telefonare a Jordi, ma non troviamo cabine che vadano a monete.. Riusciamo però a individuare un baretto molto carino, un po’ defilato con un piccolo giardino e cancellata in ferro battuto e facciamo partire il primo giro di cuba libre. Al bar conosciamo dei ragazzi cubani, che però non possono sedersi al nostro tavolo perchè se la polizia li vede parlare con le turiste può fare storie. Ci dicono che se vogliamo stasera possono farci entrare in un locale dove i turisti non vanno, dove si fa della vera musica cubana non commerciale. Ovviamente vogliamo! Appuntamento alle 23.00 davanti al locale.

    La cena a base di aragosta fritta nel burro mi ha stroncata. Ho bisogno di riflettere un momento da sola, sul letto…mentre Vale e Maria ascoltano i racconti di Onorio sulla Revolucion, sull’embargo, ma anche sulla politica italiana, sul calcio… è una vera enciclopedia vivente! Ci racconta di un episodio che riguarda una visita del Che ad un’industria di lavorazione tabacco e del rifiuto di ricevere una scatola di sigari in dono, chiedendo al direttore della fabbrica chi fosse lui per fare quel regalo visto che i sigari non erano di sua proprietà, ma di tutto il popolo!

    Usciamo per andare all’appuntamento col tipo del bar e lo troviamo lungo la strada, per cui andiamo insieme. Arrivati davanti al locale però ci dicono che c’è stata una retata della polizia per cui dentro ora non c’è nessuno…forse questo posto è troppo alternativo perfino per noi! Si ripiega quindi sul Benny, la Casa della Musica. Il tipo ovviamente dice che vuole venire con noi e si infila di nuovo in macchina con il suo bicchiere di rum e coca in mano, che immancabilmente versa nella mia borsa che è sul sedile L. Arrivate davanti al locale troviamo un suo amico, che parla un italiano perfetto perché vive a Roma da anni. Il locale non è brutto, ma c’è l’aria condizionata fortissima e ci sorbiamo per mezz’ora uno spettacolo mediocre. Segue un’ora di allucinazione con i ragazzi che insistono per farci ballare e per farci bere, ma siamo un po’ avvilite. Facciamo un giro di salsa e reggaeton a testa, ma come si fa a ballare il reggaeton con uno che proprio “non ce la può fare”? Decidiamo quindi di andare via. Ovviamente anche i ragazzi escono con noi. Restiamo un po’ a chiacchierare fuori dalla disco e qui la serata prende una piega surreale. Mentre io e Maria stiamo parlando del più e del meno col cubano/romano in Valeria scatta la sindrome di Santa Chiara e sposa la causa del cubano sfigato che le racconta tutta una vita fatta di repressione, contestazione e galera. Racconta che è stato in carcere per aver scritto una canzone giudicata un po’ troppo forte dal Governo cubano. Ovviamente gli chiediamo di cantarcela. Si tratta di un rap anti revolucion. Effettivamente molto bello e molto forte. Gli chiediamo di poterlo riprendere con la telecamera mentre canta,. Lui accetta dopo un po’ di resistenze, così ci mettiamo in macchina con i due cubani, passiamo per casa prendere la telecamera e ripartiamo alla ricerca di un posto “sicuro”. Ci fermiamo prima nel piazzale di un supermercato appena fuori città, ma c’è troppa gente e lui non si sente tranquillo. Così ci rimettiamo in moto. Io guido e Chico mi dà indicazioni. Sempre dritto verso il mare…dopo 30 minuti di strada buia sotto un cielo stellato da paura ci fermiamo in un’area di servizio deserta. Ora il rapper dice che si vergogna a cantare davanti a tutti e soprattutto non vuol far sentire al grassone che nel frattempo si è unito alla compagnia, così Valeria si allontana con lui e la telecamera per le riprese. Nel frattempo io e Maria inganniamo l’attesa prendendo lezioni di reggaeton, sempre nel piazzale della pompa di benzina, con la musica a palla dallo stereo della macchina del grassone, che ora è anche terribilmente sudato!

    Verso le 3.30 decidiamo che ne abbiamo avuto abbastanza. Il video è fatto, i balli pure. Arrivate sotto casa io e Vale andiamo subito a dormire, mentre Maria resta altre due ore ad ascoltare le storie deprimenti di Yuriz (il rapper)….”non sei mai fottuto veramente se hai una storia da raccontare e qualcuno a cui raccontarla” A. Baricco.

     

    15 marzo 2007

    Dopo 4 ricche ore di sonno, Onorio ci sveglia per la colazione. Gli chiediamo consigli su dove fare un bagno e ci suggerisce Playa Giron, dove c’è stato il famoso sbarco nella Baia dei Porci. Ci dice che la spiaggia è mas o menos come Rancho Luna L deluse e con poche aspettative ci mettiamo in viaggio, intenzionate comunque a goderci il nostro ultimo giorno di mare. Dopo circa 100km di strada interna ci si apre davanti Playa Giron, praticamente quello che ci si immagina quando si pensa a una spiaggia caraibica. Sabbia bianca, mare turchese, palme da cocco e niente altro e nessuno!!!! Una meraviglia assoluta. Siamo super felici e corriamo verso il mare.

    Dopo poco arriva un vecchietto che ci propone di prepararci l’aragosta  e di portarcela direttamente in spiaggia. Dapprima rifiutiamo perché abbiamo i panini che Onorio ci ha preparato, ma dopo averli assaggiati decidiamo di dare credito al vecchio. E facciamo benissimo! Finalmente un’aragosta come si deve, semplicemente arrostita con contorno di pomodoro e platano fritti…sublime! Intanto il vecchio ci ha portato anche tre noci di cocco da cui prima ci fa bere il latte e poi ce le apre per  mangiarle. Praticamente il paradiso. Campatone esagerato!

    Dopo pranzo ancora bagno e servizio fotografico completo modello playmate…vabbè almeno ci proviamo!

    Alle 16.30 si parte alla volta dell’Havana. 150 km di autopista dopo 40km di strada costiera lungo la Baia dei Porci dove assistiamo al passaggio dei granchi dalla pineta alla spiaggia, attraversando la carrettera, che in quel tratto è disseminata di granchi schiacciati…uno spettacolo cruento.

    Attraversiamo il parco Nazionale Boca de Guama, dove visitiamo un allevamento di coccodrilli, veramente interessante. Ci spiegano che però li allevano solo, mentre la pelle poi la conciano all’estero.

    All’arrivo all’Havana decidiamo di non tornare a casa di Fanny, ma vogliamo restare nel cuore del centro storico. Dopo aver fatto tutte le infrazioni possibili, compreso un passaggio davanti alla Bodeguita del Medio,  veniamo adottate da un vigilante che ci aiuta  trovare una casa particular… o meglio, una “catapecchia” muy particular! Pensavamo che la cosa peggiore fossero i due piani di scale da fare a piedi, ma ancora non sapevamo che avremmo preso la corrente toccando la manopola della doccia e avremmo trovato una bombola di gas nell’armadio della camera da letto. Inoltre scopriamo che abbiamo il bagno in comune con due ragazze inglesi…ma non è un problema visto che praticamente non si lavano! Alle 22.30 docciate e vestite usciamo, anche se siamo indecise se abbiamo più sonno o più fame. Sulla strada per l’Havana abbiamo più volte provato a chiamare il tour operator per confermare il volo di ritorno, ma dopo vari tentativi falliti abbiamo deciso che la cosa più grave che poteva capitarci sarebbe stata rimanere a Cuba…per cui abbiamo smesso di provarci!

    Scendiamo da casa e passiamo per la Plaza Vieja dove un complessino sta suonando un cha cha cha stupendo. Proseguiamo perché Valeria deve trovare un telefono per chiamare Jordi. Ne troviamo uno che va a monete ma che non funziona! E’ muy difficile telefonare a Cuba. Cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa di criollo (tipo pollo fritto e riso) ma siamo in zona troppo figa, per cui ripieghiamo su un global bar dove mangiamo dei buonissimi spiedini di carne.

     

    16 marzo 2007

    Dopo una notte fatta di 8 ore di sonno (un lusso che non ci siamo mai concesse durante tutta la vacanza) riusciamo a parlare con Havana Tour e a confermare il volo L Però ci dicono che il volo ha un’ora di ritardo, per cui abbiamo un’ora in più da dedicare allo shopping di sciartapelle in giro per i mercatini della città vecchia. Giretto per i vicoli e colazione a base di succo di Guayaba in un pessimo bar. Valeria è sempre alla ricerca del telefono. Capiamo che non solo ci sono schede telefoniche differenziate per le chiamate di breve o lunga distanza, ma anche le cabine lo sono. Praticamente per telefonare bisogna indovinare l’esatta combinazione tra scheda e telefono…difficilissimo!

    Dopo un giretto di shopping vario ci dirigiamo verso casa, sotto una leggera pioggerellina tropicale. Passiamo davanti a una scuola dove ci fermiamo per assistere alla lezione di canto. Una ventina di bambini in divisa, canta accompagnati da un chitarrista. Molto toccante. Sempre camminando nei vicoli ci imbattiamo in una signora che vende pastel de Guayaba fatti da lei in casa. Ne compriamo 24 per un peso, lei ce li passa prendendoli con le mani attraverso il cancello di ferro della sua porta. Il sapore è assolutamente divino!

    Giusto in tempo a casa a recuperare i bagagli, e si scatena un violento temporale. Chiediamo al padrone di casa di indicarci la strada per l’aeroporto e questo ci disegna una piantina dettagliatissima. Arriviamo in aeroporto abbastanza agevolmente, ma perdiamo un sacco di tempo per trovare il terminal 3 e soprattutto per capire come entrare nell’area dove lasciare la macchina. Dopo aver pagato un parcheggio inutilmente, aver fatto un paio di inversioni a U e un controsenso, lasciamo la macchina e ritiriamo la cauzione. Tutto ok.

    Individuiamo la fila per il check in della Cubana e impacchettiamo i bagagli nel celophan (servizio gratuito offerto dalla Cubana). A tutte le persone che incontriamo e ci chiedono di raccontare cosa abbiamo fatto, parliamo dei quasi 2000km nel cuore di Cuba, e cogliamo nei loro visi lo stupore misto a invidia. Quasi tutti sono reduci da vacanze stanziali nei villaggi di Varadero. Ma come si fa a venire fin qui e non avere la curiosità di entrare nello spirito dell’isola?

    Imbarco in perfetto orario e ultimo mojito  al bar del gate con foto di rito.

    In aereo un po’ si dorme un po’ si chiacchiera un po’ si fanno i conti delle cifre anticipate per le spese correnti. Tiro le somme e scopro che abbiamo speso tutte e tre 182$ a testa. A parte l’incredibile della somma uguale, noto che è il doppio di 91, cioè 90 e 1 che nella cabala sono l’ultimo e il primo  numero. La fine e l’inizio. Così sarà pure per noi, la fine di una vacanza, l’inizio di un’amicizia e, perché no, di una nuova vita!

      

    July 02

    Concerto Olimpico:VASCO Tour2007

    La seconda data romana del Vasco Live 2007 prende le mosse dal primo pomeriggio. Con lo Stadio Olimpico tutto esaurito lo sterminato pubblico di Vasco inizia infatti ad affluire verso i cancelli con largo anticipo, per conquistarsi una posizione privilegiata. Roma, poi, è stata letteralmente invasa dai “Vasco boys”, provenienti da mezza Italia. Alcuni ragazzi sono venuti da Napoli, altri da Genova (un’enclave particolarmente numerosa, questa, che ha anche esposto lo striscione “Belin Ghe Semmu” per far capire che la passione per Vasco fa superare chilometri e difficoltà logistiche), altri ancora da Treviso. Alle 21 il colpo d’occhio dello Stadio è già impressionante. Dalla tribuna stampa si può vedere il palco letteralmente assediato da migliaia di persone che non smettono di invocare il loro idolo, e le tribune gremite come in occasione dei derby più combattuti. L’atmosfera elettrizzante sembra potersi definitivamente accendere, come i tanti flash delle macchine fotografiche. Sono le 21 e 30 passate quando la truppa di Vasco fa il suo ingresso in scena, salutata da un boato. Passano alcuni interminabili secondi. Di sottofondo si sentono solo le tastiere. Il Blasco non si vede ancora. Poi lo stadio si illumina a giorno, grazie al monumentale impianto luci montato sopra al palco. E’ l’ingresso in grande stile del rocker di Zocca, che sospinto dall’entusiasmo e dal calore del suo pubblico si lancia in “Basta Poco”. Il nostro indossa la divisa più classica, con la giacca rossa, i jeans, il cappellino verde e un paio di occhialini da sole e continua a muoversi lungo le due interminabili propaggini del palco che lo portano quasi a contatto fisico con il suo pubblico, che intanto si scatena sul prato. Dopo le applauditissime “Voglio Andare al Mare” e “La Compagnia” tocca a “Buoni o Cattivi” scaldare definitivamente il pubblico. Quando la band attacca “Lunedì” l’entusiasmo si trasforma in delirio, perché nessuno riesce più a stare seduto al suo posto e il prato pare trasformarsi in una sorta di enorme zona pogo. Giusto il tempo per riprendersi dalla fatica ed ecco che le note di “Anima Fragile” riempiono il cielo dell’Olimpico. Mentre le luci vengono abbassate, il buio della notte è squarciato dalla splendida stellata di accendini, accesi dal prato alle curve, fino alla tribuna Monte Mario. “Siamo Soli” e “Un Senso” sono eseguite dal Blasco e dalla band quasi per inerzia. Sembra quasi che a fornire l’energia elettrica per l’impianto luci e per l’amplificazione sia proprio il pubblico, col suo entusiasmo. Questa sensazione è amplificata quando Vasco esce di scena per cambiarsi e rientrare poco dopo. Al suo ritorno sul palco la band attacca con gli accordi di “Stupendo”. Vasco è al centro del palco, con gli occhi di tutti addosso. La sua voce sembra fatta apposta per essere completata dal coro assordante dello stadio, ora tutto stretto attorno al proprio idolo. “Come Stai” e “Sally” sono gli altri due grandi successi che fanno saltare il banco permettendo a Rossi di giungere al finale del suo show con immutato o forse addirittura accresciuto entusiasmo. Se “Gli Spari Sopra” è salutata dal pubblico con gioia e partecipazione “Rewind” è semplicemente oltre il verosimile, per intensità del beat, potenza del sound e reazione dei fan. Siamo al gran finale, con “Bollicine” (simpatico il siparietto con il bassista e la lattina di coca cola), “Vivere” e “Stupido Hotel” che mettono il sigillo su una grande serata. Ma, dulcis in fundo, il meglio deve ancora arrivare, perché c’è ancora tempo per “Vita Spericolata”, la commovente “Canzone” che Vasco dedica esplicitamente all’amico scomparso Massimo Riva e “Albachiara”. Inutile ripetersi: stupendo lo show, stupenda la cornice di pubblico, stupenda la serata. Infine una considerazione importante anche se forse ovvia: tra il Blasco e Roma c’è un rapporto speciale. La sensazione, insomma è che questo concerto, non finisca con un addio, ma piuttosto con un semplice arrivederci. Che il detto “tutte le strade portano a Roma” sia da applicare rigorosamente anche ai prossimi tour della rockstar più celebrata d’Italia?


    SCALETTA

    1. Basta Poco
    2. Cosa C’è
    3. Blasco Rossi
    4. Voglio Andare Al Mare
    5. La Compagnia
    6. Buoni o Cattivi
    7. Lunedì
    8. Non Sopporto
    9. Anima Fragile
    10. Siamo Soli
    11. Un Senso
    12. Medley
    13. Vivere Una Favola
    14. Stupendo
    15. Come Stai
    16. Sally
    17. C’è Chi Dice No
    18. Gli Spari Sopra
    19. Siamo Solo Noi
    20. Rewind
    21. Ciao
    22. Bollicine
    23. Vivere
    24. Stupido Hotel
    25. Vita Spericolata
    26. Canzone
    27. Albachiara
    May 24

    Vandana Shiva


    ...ho letto  più volte di questa Coraggiosa Donna...xò quest'articolo che ho trovato su LIFEGATE..mi sembra sintetico e di ottima presentazione!...buona conoscenza a tutti!

    Scienziata e filosofa indiana, codirettrice di "The Ecologist", è esponente di primo piano del movimento ecofemminista indiano nonché intellettuale di spicco del movimento anti-globalizzazione.

    Nota per il suo impegno civile, Vandana Shiva milita attivamente contro la distruzione dell'ambiente e della società indigena da parte delle multinazionali, denunciando gli interessi che stanno dietro le biotecnologie, i processi d'impoverimento e la cancellazione del tessuto sociale causati dai sistemi di monocoltura del libero mercato.

    Dirige la Research Foundation of Scienze, Technology and Natural Resources Policy di Dehra Dun, New Delhi, un'organizzazione di ricercatori specializzati in sviluppo agricolo sostenibile. Ecologista a tutto tondo, la Shiva può contare nelle sue battaglie su un ampio movimento nazionale nato nel 1991, il Navdanya, un'alleanza di agricoltori, consumatori, medici ed ambientalisti, che si batte per la difesa della biodiversità e dell'agricoltura autoctona.

    Vandana Shiva copre un arco impressionante di questioni in ambiti disciplinari diversi, condotte con passione e argomentate con grande concretezza: le implicazioni dell'ingegneria genetica e le fusioni, l'espansione delle catene di fast food in India, il controllo dell'agricoltura attraverso i brevetti industriali, la non violenza e la coltivazione della diversità, la posizione delle donne nella società, l'alienazione dei diritti locali, l'inquinamento chimico e biologico, il sapere indigeno e il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (biopirateria).

    Insieme alle donne del movimento Chipko nel Garhwal (Himalaya) ha vissuto un'esperienza diretta di resistenza contro la monocoltura del pino, ed è una tra le protagoniste del Third World Network, una rete internazionale di organizzazioni e singoli individui con sede in Malesia, specializzata nello studio delle relazioni Nord-Sud del mondo. Nel 1993 ha vinto il Right Livelihood Awards, considerato da molti il Nobel alternativo per la pace. Autrice di successo, alcuni dei suoi numerosi libri sono stati tradotti in italiano: "Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali" (Derive Approdi), "Sopravvivere allo sviluppo" (Isedi Ed.), "Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologie e agricoltura scientifica" (Bollati Ed), "Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi locali" (Cuen Ed.).
    April 18

    la Marimobile

    ...come avete vissuto la DIPARTITA della vostra macchina!?...sono in tilt...appiedataaaa senza preannuncio:-(
    April 04

    ...mhhhh

    ...mi sto dedicando alla preparazione delle uova di cioccolato...mi sa che alla fine delle vacanze sarò una pallina...:-)che tentazione in mezzo a tutta una quantità industriale di cioccolato fondente:-)mhè...nei prox giorni vi inserirò sicuram qlke fotina delle mie creazioni...ammesso che i risultati siano "presentabili":-)
     
     
    E visto che è Pasqua e visto che adoro pasticciare e visto che mi piace coccolare chi trascorre con me i momenti di relax festivo...ho deciso di proporre ricette di altre regioni...in tanto mi son beccata una ricetta "light" : le "ciambelline DEL SIMOmagro" le ho ribattezzate così (xkè il loro nome Original è :"ciambelline magre")...ricetta di Simo...segretissima e tramandata da Nonna Annina...Vi farò sapere se sarò stata capace di riprodurre il dolcetto senza averlo nemmeno MAI assaggiato:-))))
    un bacio
    m
    April 03

    ...sarà la prima-Vera?

    ...sarà il clima col suo tepore che m sveglia a rilento in queste prime mattine di primavera sonnacchiosa...ma sto praticamente vivendo in stato di trance il 50% delle ore di luce...che ci posso fare???
     
    Tra chi mi legge c'è il dottorino che è chiamato PALESEMENTE in causa...nonchè la mia sorellina farmacista...e seproprio  voi non mi consigliate che pozione magica mi dovrò procurare x arripigliarmi un pò...faccio appello ai miei amici avvocatissimi...almeno paratemi il fondoschiena da un potenziale licenziamento!!!!
     
    :-)))
     
     
    Vi dispenso dai commenti (che puntualmente non mi lasciate)...mi sa che a voi l'effetto pigrizia primaverile v'ha ingabbiato  sin dalla nascita!!!!
     
    :-)))
     
    miiiii...che bimba fortunelle che sono con sti amici che mi ritrovooooo!!!!!!!!!
    m

    l'ombra del Vulcano

    ...è un pò di giorni che m riproponevo d tuffarmi in una libreria...dopo un rilassante pomeriggio a passeggio in riva al mare...tra festosi turisti di MSC crociere col loro bell'adesivo azzeccato sul bavero...me ne son scappata da Feltrinelli...ossigenata mentalmente me ne son rientrata col mio bel bottino...e ho iniziato a leggere...Erri de Luca...lo trovo incantevole...sintetico ma non giri facilmente un foglio senza riguardarlo e soffermarti su qualcosa...lettura lenta..non perchè sia pesante, ma xkè è capace di generarti idee e pensieri tutti tuoi..molto riflessivi riguardo ad argomenti che spesso tralascio:...mbè...m capita d trovare dello stesso autore articoli su internet...e me ne è capitato uno che descrive il mare nostro..il  Mediterraneo...guarda il mio nome qui dentro i vicoli del virtuale e capisci perchè ne son stata atttratta come l'onda dalla riva.....e ti lascio chiedendoti: Hai mai notato se le persone che vivono all'ombra di un Vulcano (o come dice lui di una fornace) sono un pò diverse dal resto del mondo che sta lì oltre ????....alla prossima.
    M
    March 28

    Celia...

    ....CI SONO CANZONI CHE RACCONTANO STORIE...E IL BELLO E DENUDARLE DAL COLORE POLITICO CHE LE HA ISPIRATE...E GUARDARE QUEL CHE DICONO...QUESTA è UNA "BALLATA" CHE SOLO CHI HA VISSUTO UN DISTACCO VIOLENTO PUò APPREZZARE X DAVVERO.......

     

    CELIA DE LA CERNA

     

    Non scrivi più, e non ti sento più,
    so quel che fai e ho un po' paura, sai.
    Son senza sole le strade di Rosario,
    fa male al cuore
    avere un figlio straordinario:
    a saperti là sono orgogliosa e sola,
    ma dimenticarti... è una parola...

    Bambino mio, chicco di sale,
    sei sempre stato un po' speciale,
    col tuo pallone, nero di lividi e di botte,
    e quella tosse, amore,
    che non passava mai la notte;
    e scamiciato,
    davanti al fiume ore e ore,
    chiudendo gli occhi,
    appeso al cuore.

    O madre, madre,
    che infinito, immenso cielo
    sarebbe il mondo se assomigliasse a te!
    Uomini e sogni come le tue parole,
    la terra e il grano come i capelli tuoi
    .


    Tu sei il mio canto,
    la mia memoria,
    non c'è nient'altro
    nella mia storia,
    a volte sai, mi sembra di sentire
    la "poderosa" accesa nel cortile:
    e guardo fuori: "Fuser, Fuser è ritornato!",
    e guardo fuori e c'è solo il prato.

    O madre, madre
    se sapessi che dolore!
    Non è quel mondo che mi cantavi tu:
    tu guarda fuori,
    tu guarda fuori sempre,
    e spera sempre
    di non vedermi mai
    ;
    sarò quel figlio
    che ami veramente,
    soltanto e solo
    finchè non mi vedrai.
    March 27

    lana di gallina e cotone di riso

    Per chi mi conosce giusto un pò sa che ho una tendenza ad incuriosirmi per tutto ciò che è "Ambientalmente & eticamente Sostenibile"....prediligendo, per ciò che quotidianamente mi circonda, materiali e prodotti il più possibile a zero impact...oggi son stata attratta da un articolo che vi riporto, in sintesi (mi son permessa d tagliarlo un pò ), in cui l'altra mia passione (la moda) entra in connubio a livello planetario, con materiali di produzione "eticamente sostenibile e a ridotto impatto ambientale"...mbè...se x caso i GRANDI della MODA Made in Italy potessero aver coraggio e dedicare parte delle proprie collezioni ad "abbigliamento" ECO...mbè sarebbe un'ulteriore conferma che lo stile e la classe ITALIANI non sono "acqua", anche in relazione alla sensibilità a problematiche di forte valenza sociali e di sviluppo sostenibile.....a sto punto mi viene da chiedermi (CI): kissà se x caso qualcuno coglierà l'opportunità ed avrà TANTO CORAGGIO.....?!!Voi che ne pensate?!
     
    Questo è l'articolo....
     
     
    NEW YORK — La nuova mecca della eco-moda è dove meno te l'aspetteresti: in Nebraska, nel bel mezzo delle pianure agricole americane, dove, all'Università di Lincoln, un team di ricercatori sta mettendo a punto una serie di nuovi tessuti. Derivati dagli scarti delle lavorazioni agricole, questi materiali già oggi servono a produrre abiti molto «trendy» — è il caso di quelli fatti con la paglia del riso o il bambù — e domani potrebbero addirittura sostituire le fibre sintetiche estratte dal petrolio. Quella della «eco fashion», la moda verde, non è una storia che comincia oggi: la prima linea di indumenti «bio» fu lanciata da Esprit nel 1991 e da allora le riviste specializzate seguono l'evoluzione di questa nicchia del mercato che è, però, rimasta sempre minuscola. Il suo sviluppo è stato a lungo frenato dai limiti delle fibre «bio», poco duttili, poco resistenti, con un aspetto «povero» e dalla conseguente, scarsa attenzione degli stilisti. C'era poi il problema di fondo della mancanza di un obiettivo preciso: mentre mangiare bio significa evitare di ingerire cibi trattati con antiparassitari nocivi, estrogeni, antibiotici, indossare un abito bio di cotone cresciuto senza l'ausilio di fertilizzanti sintetici o una giacca fatta con la pelle di un animale allevato in modo naturale, ha un valore di testimonianza, senza vantaggi visibili per l'acquirente. Le cose ora stanno cambiando: lo sviluppo di nuove fibre capaci di sostituire quelle derivate dal petrolio, l'individuazione di alcuni tessuti — come quelli derivati dal bambù — che si prestano a lavorazioni molto sofisticate, un clima generale di maggiore sensibilità alla tutela dell'ambiente, hanno risvegliato l'attenzione degli stilisti. Il primo segnale è venuto nel 2005, con la ecosfilata inserita nella settimana della moda di New York: l'anno dopo, in America, il consumo di tessuti «bio» è cresciuto del 44 per cento. Poi, nell'autunno del 2006, è stata la volta dell' Ethical Fashion Show di Parigi. E' così che è arrivata l'università del Nebraska con le sue ricerche dirette dal professor Yiqi Yang, genio cinese delle fibre, e la promessa di vestire gli americani con gli scarti di quello che mangiano: cocco, riso, bambù, soia, mais e perfino le piume dei polli. Le magliette di cocco — particolarmente adatte agli escursionisti visto che assorbono, più degli altri tessuti, umidità e odori — i pantaloni di bambù, un tessuto morbido duttile e naturalmente antibatterico e le sete di soia sono già reperibili in molti negozi. I prezzi per ora sono elevati, ma i ricercatori sono convinti che, perfezionando le tecniche, piume di pollo e steli di riso che oggi vengono distrutti a milioni di tonnellate l'anno, potranno essere trasformati in «lana di gallina» e «cotone di riso» in quantitativi sufficienti a sostituire le fibre prodotte coi derivati del petrolio.
     
    Art.di Massimo Gaggi,
    Corriere della Sera 27 marzo 2007
     
    :-)
    Ciaoooo
    March 26

    Le gioie dell'arte:sculture da indossare

    Venerdi 23 marzo 2007 alle ore 19 presso la Unusual Art Gallery (Via Maielli 45, Primo Piano, 81100, Caserta) sarà inaugurata la Mostra collettiva "Le gioie dell'Arte, sculture da indossare" con opere degli artisti: Renato Barisani, Edoardo Ferrigno, Antonio Gallinaro, Antonio Izzo, Enea Mancino, Gianni Rossi. La mostra è a cura di di Enzo Battarra

    La mostra è aperta al pubblico, fino al 12 Aprile, tutti giorni dalle ore 16 alle 20; è conveniente prenotare la visita con la Direttrice della galleria, Sueli Viana, al telefono (3349530598)

    Seguiranno quindi delle personali dei singoli artisti secondo il seguente calendario:

    Antonio Izzo dal 14 al 26 aprile

    Gianni Rossi dal 28 aprile al 10 maggio

    Edoardo Ferrigno dal 12 maggio al 24 maggio

    Antonio Gallinaro dal 26 maggio al 07 giugno

    Enea Mancino dal 09 giugno al 21 giugno

    Renato Barisani dal 23 giugno al 05 luglio

    ....impressioni di settembre

    Stamattina mi son svegliata con questa musica..so a cos'è legato.....a volte il saperlo è ben diverso dall'averne coscienza, consapevolezza e soprattutto coraggio ad ammetterlo....dietro ogni testo di canzone, poesia, fiaba...c'è sempre un turbino di pensieri, ricordi emozioni...uniche perchè chi e ciò che le genera è figlio dell'unicità del nostro vivere!

    Quante gocce di rugiada intorno a me
    cerco il sole, ma non c'è.
    Dorme ancora la campagna, forse no,
    è sveglia, mi guarda, non so.
    Già l'odore della terra, odor di grano
    sale adagio verso me,
    e la vita nel mio petto batte piano,
    respiro la nebbia, penso a te.
    Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
    sembra quasi un mare l'erba,
    e leggero il mio pensiero vola e va
    ho quasi paura che si perda...
    Un cavallo tende il collo verso il prato
    resta fermo come me.
    Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
    respiro la nebbia, penso a te.
    No, cosa sono, adesso non lo so,
    sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
    No, cosa sono, adesso non lo so,
    sono solo, solo il suono del mio passo.
    e intanto il sole tra la nebbia filtra già
    il giorno come sempre sarà.

    March 23

    ...a chi del SUD aveva il cuore a Mandolino

    Dopo il post che ho inserito questa mattina sul trapianto/sostituzione del cuore...mi è venuta , per caso, in mente una frase , o meglio una chicca di "Troisi"...che nel corso d uno spettacolo con Renzo ARbore così come sentì suonare i mandolini iniziò a cantare stile "MARIO MEROLA"....e poi aggiunse: "perchè 'o sent ed è kiù fort 'e me...tengo il CUORE a MANDOLINO".....e così per completare il mio omaggio a lui, cui son legata per numerosi eventi, mi piace ricordarlo così come lo descrisse Roberto Benigni:

    A Massimo.....

    <<Non so cosa teneva "dint'a capa",
    intelligente, generoso, scaltro,
    per lui non vale il detto che è del Papa,
    morto un Troisi non se ne fa un altro.
    Morto Troisi muore la segreta
    arte di quella dolce tarantella,
    ciò che Moravia disse del Poeta
    io lo ridico per un Pulcinella.
    La gioia di bagnarsi in quel diluvio
    di "jamm, o' saccio, ‘naggia, oilloc, azz!"
    era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
    "Non si capisce", urlavano sicuri,
    "questo Troisi se ne resti al Sud!"
    Adesso lo capiscono i canguri,
    gli Indiani e i miliardari di Holliwood!
    Con lui ho capito tutta la bellezza
    di Napoli, la gente, il suo destino,
    e non m'ha mai parlato della pizza,
    e non m'ha mai suonato il mandolino.
    O Massimino io ti tengo in serbo
    fra ciò che il mondo dona di più caro,
    ha fatto più miracoli il tuo verbo
    di quello dell'amato San Gennaro>>
    :-)
    m 

    Batte in un tedesco il cuore artificiale italiano

    Ho deciso di inserire questa news nel m io blog xkè oltre a confermare l'eccellenza italiana in alcuni campi di ricerca scientifica, è veramente importante fare in modo che l'informazione possa essere veicolata e così, magari, nel nostro piccolo riusciamo a farla arrivare a chi, magari, oggi è alle prese con la propria sopravvivenza....Vi chiedo, quindi, di far circolare questa magnifica notizia!
    Buona giornata a tutti:-)
    m
     
    Frutto della ricerca del Cnr di Pisa. Una speranza per 100mila ogni anno
     
    68 anni, affetto da grave scompenso cardiaco, operato con successo grazie al dispositivo realizzato in Italia
     
    E’ iniziata con successo nel Centro Cardiochirurgico dell’Università di Bochum a Bad Oeynhausen la sperimentazione clinica del dispositivo di assistenza cardiaca BestBeat, il primo cuore artificiale italiano nato nei laboratori CNR di Pisa, impiantato su un paziente tedesco di 68 anni. Il dispositivo è un «ponte» al trapianto.
    Una soluzione «ponte» per aiutare a «prendere tempo», non solo in questo caso, considerando che a fronte di 100 mila malati l’anno con scompensi così gravi da risultare in breve tempo fatali, i donatori disponibili sono appena 3-4.000. Per molti pazienti non candidabili al trapianto, inoltre, l’impiego del dispositivo come terapia di assistenza permanente può fornire una risposta efficace a un bisogno finora largamente insoddisfatto.
    Bestbeat contiene elementi innovativi tali da renderlo anche prezioso come strumento che consenta di iniziare terapie di recupero della funzionalità cardiaca: in questo senso può essere considerato anche un «ponte al recupero» del cuore malato. «Il primo impianto del ventricolo artificiale (VAD) BestBeat costituisce il punto di partenza della sperimentazione clinica del cuore artificiale italiano, che continuerà nei prossimi mesi con gli ulteriori impianti in Francia e nei centri italiani, in attesa dell’autorizzazione del Ministero della Salute» afferma con soddisfazione Luigi Donato, presidente di NewCorTec, l'azienda che l'ha prodotto, e direttore dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa.
     
    Corriere delle Sera del 22 marzo 2007
    March 20

    ...rientro a fatica

    ...prima di ogni rientro c'è sempre una Partenza

    Casualmente mi son ritrovata, dopo appena 48 ore dopo Tirana, su un nuovo volo..intercontinentale...destinazione CUBA!Tra i miei pensieri, solo 24 ore prima, l'isola su cui stavo per atterrare era un desiderio, sai di quelle cose  che ti ripeti: "Prima o poi ci voglio andare, magari in tempo utile quando è ancor vivo (o almeno così crediamo ) Fidél....ho realizzato di essere lì, all'HABANA, solo qndo ho iniziato a girovagare per la Città veja....vi guarderete le immagini che ho inserito qui sul mio album...ci saranno i colori..le espressioni delle persone che abbiamo incrociato sulla rotta di circa 1.900 km...scorgerete dettagli e panorami...ma ciò che mai potrete conoscere è il profumo, il calore e l'energia di una terra e del suo popolo che solo se vi avventurate nei paesini meno battuti dai turisti potrete gustarvi......non voglio aggiungere altro..vi dico solo che da ITALIANA, ho vissuto qualche situazione di disagio..a causa di miei connazionali che hanno la capacità, all'estero, di esportare SEMPRE il peggio!!!!E allora?!che avete vissuto voi a CUBA!?...e per chi ancora non ha conosciuto quella parte di PARADISO....a chi aspettate..in fondo siamo vicini ...in 10 ore sarete lì!:-)
    March 06

    Son in partenza ....dopo tirana...altra meta....

    Le  cose che  capitano x caso son quelle che c regalano adrenalina pura...mbè ora scappo...x i dettagli in corso d viaggio o al mio rientro.
    Ciao
    m